I millennials negli USA

In Italia le visite in cantina sono un must del turismo del vino che va degustato se si cercano sapori esclusivi o se si è appassionati e curiosi. Molte cantine aprono le porte a vecchi e nuovi consumatori, sia per semplici degustazioni che per pranzi in cantina; in questo caso, ad ogni piatto si cerca di abbinare il proprio vino, ovvamente, in modo tale da far assaporare tutto il suo aroma agli appassionati e renderlo così ancora più piacevole.
Oltre alla cantina aperta e alla partecipazione ad eventi enogastronomici, è possibile e sempre più importante anche pubblicare post sui social network! Sì, anche se non si organizza o partecipa a nulla! Perchè? Perchè i millennials si attraggono da lì.

Nel mercato americano i millennials, secondo articoli di fortune.com, usatoday.com, copperpeaklogistics.com, bustle.com, decanter.com e moltissimi altri, sono i maggiori consumatori di vino: ne consumano circa più di un terzo del mercato USA. Nel 2015 questo segmento del mercato ha consumato circa 160 milioni di casse di vino, pari al 42% del mercato, e pare che il costo della bottiglia non sia un problema.
I vini che preferivano di più nel 2015 erano Malbec, Pinot Nero, Moscato e Sauvignon, gusti che si abbinano bene anche al palato femminile, che contava il 57% dei consumatori di questa generazione.
Il vino italiano era ancora poco conosciuto nel 2015, che vedeva vini amercani in testa, seguiti da cileni, argentini, tedeschi, portoghesi e sudafricani. Visto il trend del cibo salutare, anche il vino bio sta crescendo moltissimo, tuttavia l’americano medio continua a dare lo stesso peso al vino in bottiglia, in lattina o in boccioni di plastica (lo so, non si può sentire nè immaginare, ma è così).

Come sceglie il vino, quindi, questa categoria di consumatori se abbiamo detto che non fa differenze di gusto ed è comunque disposta a spendere?
E’ grazie alla presenza nei social network, al packaging, all’abilità del produttore / distributore di trasmettere i valori della cantina attraverso il prodotto ed il marketing, all’esperienza ed in generale alle emozioni che vengono loro trasmesse.

“I social media hanno preso piede da più di un decennio ed i millennials sono la generazione che guida questa rivoluzione digitale. Da Facebook a Snapchat a tutti gli altri social, i momenti e le esperienze che creano engagement sono da condividere e diventano di grandissima importanza nei social network. Per l’industria del vino, i millennials rappresentano una nuova opportunità ed una sfida: mai prima d’ora è stato così facile raggiungere un così grande pubblico di persone che beve vino e convincerlo a provare qualcosa di nuovo.” (Food and Beverage Magazine)

Essendo il mercato americano il maggior consumatore di vino nel mondo con più di 3 miliardi di litri venduti nel 2016 (con previsioni di crescita del 4.9% entro il 2020), ed essendo che i millennials contano ormai per il 50% circa di questo mercato, perchè non seguire il trend che segue tutto il mondo? Perchè non sviluppare una presenza social importante anche nel vostro mercato? I social network sono in rapida crescita, così come l’e-commerce, soprattutto in mercati ampi come USA, UK e Cina, i tre maggiori consumatori mondiali di vino. Più del 50% dei millennials negli USA parla di vino nei social, trend che si sta espandendo globalmente ed in modo esponenziale.

Come chiamare un vino: anche il naming è marketing.

Il “naming” è un termine anglosassone ormai entrato nel vocabolario dei markettari di tutto il mondo, ma cosa significa?

Il naming è il modo in cui si dà il nome, appunto, ad un prodotto, un servizio, insomma un business con dietro i concetti e le strategie di marketing. Nel settore vitivinicolo Continua a leggere