Gik: il vino blu è tendenza o non solo?

Gik, questo il nome dato al vino blu creato nel 2016 da una start-up spagnola e ricercato dai giovani in (quasi) tutto il mondo. Persino l’Associazione Italiana Sommelier ne ha parlato in uno dei suoi articoli (link) in cui scrive che, a differenza di quello che si potrebbe immaginare, la colorazione blu è naturale e dovuta alle antiocianine presenti nelle bucce dell’uva e all’indaco che è responsabile dell’innovativa colorazione. Il vino è prodotto da un misto di uve bianche e rosse che subiscono il solo processo di fermentazione: nessuna macerazione né invecchiamento in botti. Le recensioni date dai consumatori sono le più disparate, mentre gli esperti e i siti più autorevoli in materia concordano tutti nel dire che si tratta solamente di una novità nell’ambito agroalimentare, ma che non può considerarsi un prodotto da valutare secondo i canoni tradizionali. La voglia di staccarsi dalla tradizione è proprio ciò che ha spinto la start-up a creare questa bevanda dal colore insolito. La definizione di “creatori” e non vignaioli sembra la scelta corretta: nel 2017 il Ministero dell’Agricoltura spagnolo ha multato la start-up per aver violato le norme che regolamentano il settore enologico. Per ovviare al problema, Gik ha cambiato la composizione del suo vino aggiungendovi l’ 1% di mosto così da non rientrare più nella categoria tradizionale, ma nella più ampia categoria di “altre bevande alcoliche”. I tradizionalisti definiscono Gik una “presa in giro”, un “prodotto per chi non capisce nulla di vino”, una ricerca dell’estetica più che del gusto, una “brodaglia”, ecc.

La rivoluzione che Gik vuole portare si rivolge ai millennials e rompe del tutto con la tradizione: i millennials, a detta dei creatori della start-up, amano i cocktail e i liquori, non il vino. Ci si aspetta quindi un incremento dell’uso di questa bevanda nei prossimi anni, soprattutto in quei Paesi in cui la cultura e la storia enogastronomiche sono fortemente radicate. Dalle vendite dichiarate risulta infatti che, ad oggi, i Paesi che più si sono lasciati attirare da questa novità sono quelli dove manca la conoscenza tradizionale del vino: Giappone, Cina, Corea e Brasile sono i maggiori acquirenti. In Italia invece si può acquistare Gik solo online, importandolo direttamente dalla Spagna per uso personale.

Tuttavia, a differenza di ciò che si potrebbe pensare, il primo vino blu è stato creato in Italia e si chiama Blumond. Deriva dall’uva del Prosecco e, saggiamente, i produttori non hanno mai provato a venderlo nel loro Paese, bensì lo esportano negli USA, in Australia e in Canada.

Resta indubbio il fatto che questa bevanda che non si può definire né vino né cocktail stia facendo parlare di sè. Che ne pensate? Lo avete assaggiato?

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