La denominazione dei vini in Italia

 

La produzione di vino in Italia è caratterizzata da una vasta quantità di tipologie di vini che vengono classificati a seconda di determinati fattori. Vi sono infatti una serie di vincoli qualitativi che servono a diversificare nella denominazione il vino prodotto nel nostro Paese. Questi vincoli qualitativi includono la zona di produzione, i vitigni, la resa per ettaro, il titolo alcolometrico minimo, le pratiche autorizzate e così via. La Legge n°164 del 10/2/1992 “Nuova disciplina delle denominazioni di origine”, in vigore in Italia da diversi anni, è diventata il punto di riferimento per quanto riguarda le normative sulla classificazione dei vini.

Al giorno d’oggi, le quattro denominazioni ufficiali rendono il sistema italiano di classificazione dei vini è relativamente semplice da utilizzare e da capire. La piramide sottostante elenca le attuali quattro denominazioni.

piramide vini

Partiamo da DOCG Denominazione di Origine Controllata e Garantita. Introdotta nel 1963, DOCG rappresenta la più alta tra le classificazioni dei vini italiani. Viene utilizzata quando la produzione del vino segue uno schema prefissato e controllato. Le regole che appartengono a questa denominazione sono piuttosto rigide ed vanno dal tipo di uva ammessa alla produzione, ai i limiti di rendimento, alla maturazione dell’uva, fino alle procedure di vinificazione e le specifiche invecchiamento. Viene infine effettuato un assaggio da parte di un’apposita commissione di esperti che effettua una valutazione sensoriale. Questa sigla rappresenta quindi un indice di qualità superiore del vino al quale viene attribuita.

DOC, è la sigla che rappresenta vini di Denominazione di Origine Controllata. Si trova un gradino sotto DOCG, ed è la sigla che appartiene alla maggior parte dei vini prodotti in Italia. La classificazione DOC si attribuisce a vini che hanno mantenuto la classificazione IGT per almeno 5 anni. I vini DOC devono esprimere un carattere peculiare fortemente legato al territorio e devono rispettare in tutte le fasi di produzione, le prescrizioni del disciplinare di riferimento. Anche in questo caso, prima di essere commercializzati, i vini devono superare la valutazione da parte di un team di esperti delle caratteristiche chimico-fisiche e organolettiche. Possiamo dire che le norme di controllo della qualità sono meno rigidi rispetto a quelle applicate ai vini DOCG, ma molto simili nello stile.

La classificazione IGT, Indicazione Geografica Tipica, è stata introdotta nel 1992, al fine di consentire un certo livello di libertà agli enologi italiani. A differenza dei vini DOCG e DOC, La classificazione IGT si concentra principalmente, e quasi esclusivamente, sulla regione di origine. Con la denominazione IGT, si intende quindi indicare il nome geografico di una zona cosi che il prodotto che ne deriva sia rappresentante della qualità, notorietà e caratteristiche specifiche attribuibili alla zona stessa.

Infine troviamo il livello base, che comprende Vini e Vini Varietali. I vini che appartengono a questa categoria derivano da uve autorizzate prive sia di vincoli di territorialità che tipologia di vitigno. Non vi sono quindi particolari prescrizioni che ne regolano la produzione se non quelle di carattere igienico-sanitario. Qui possiamo fare alcuni esempi come il VDT, ovvero vino da tavola che include, in genere, quei vini di qualità inferiore rispetto a quelli etichettati con IGT, DOC o DOCG.

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