Naming: che caratteristiche può avere?

La scorsa settimana abbiamo parlato di cos’è il naming nel nostro articolo “Come chiamare un vino: anche il naming è marketing.”. Oggi analizziamo le varie tipologie di naming perchè non ce n’è una soltanto, ma, come vedremo, il tipo di nome che si può dare alla propria azienda e ai propri vini può essere molteplice.

Il naming è il primo passo del processo di creazione di un marchio, che sia il nome della cantina o il nome del vino in sè.

Innanzitutto, un nome è ciò che dà senso ad un marchio, ciò che lo differenzia dagli altri prima di tutto il resto. Perciò il nome che si dà al vino che si vende o all’azienda tramite cui lo si commercializza è molto importante e deve essere d’impatto sul rappresentante e sul consumatore finale. Il nome può anche decidere il futuro dell’azienda o del prodotto a cui si riferisce: è accattivante? Va bene per le diverse culture oppure ha un significato “sbagliato” quando lo si vende fuori dall’Italia? E’ facile da pronunciare anche all’estero? Evoca pensieri positivi o negativi?

Tipi di naming

C’è davvero tanta flessibilità e creatività nel generare un nuovo nome per il tuo marchio o per un nuovo prodotto. Puoi inventare un nome inesistente, puoi usare un nome che descriva il prodotto in sè, o addirittura usare il nome del vitigno, del proprietario della cantina, ecc. Si hanno tantissime opzioni, che, in linea generale, si possono raggruppare in quattro macrocategorie.

  • Nome descrittivo: indica di chi è la cantina o da cosa è composto il vino.
    Questi sono i nomi più comuni, e solitamente derivano dal cognome della famiglia produttrice o dal nome del vitigno da cui si ricava il vino.
    Sono molto efficaci anche per descrivere il business o il prodotto in sè perchè sono immediati, ma possono limitare l’evoluzione dell’azienda in altri business. Immaginiamo per un momento che una cantina si chiami “Rigoni Spumanti”, che prodotto vi aspettereste? Probabilmente non un vino rosso.
  • Acronimo: questo tipo di nome è composto da una sigla che indica il nome intero.
    Generalmente è più facile trovare esempi nel mondo della tecnologia o dell’automotive (I.B.M., H.P., F.I.A.T., ecc) che nel mondo dei vini perchè questi nomi tendono a mancare di emozione, che nel vino è molto importante.
  • Nome inventato: è un nome creato specificatamente per sè.
    I nomi di questo genere sono molto potenti quando diventano conosciuti perchè non hanno alcun bagaglio di significati al loro interno, quindi sono facili da riconoscere e ricollegare ad un solo marchio.
    Il nome inventato è difficile da far risuonare bene nella pronuncia ed è importante che abbia un suono evocativo, soprattutto se è riferito ad un vino specifico piuttosto che ad una cantina.
  • Nome esperienziale: la categoria più potente tra le quattro descritte. Questo tipo di naming è uno “status” e fa sì che l’azienda si differenzi dai suoi concorrenti. Il punto è che al nome va collegato un significato, che viene radicato negli anni e quindi non subito ha la potenza che si desidera perchè deve prima essere conosciuto e coltivato per poi dare i frutti migliori.

Le quattro macrocategorie possono essere d’aiuto e, come abbiamo visto, sono adatte a scopi diversi. Ciò che è importante tenere a mente è che il nome che avete scelto vi seguirà per tutta la vita e quindi deve essere scelto in base a ciò a cui è abbinato, sia un’azienda, un vino o altro. Quando lo pensate, ponetevi domande simili a “Cosa descrive?”, “Voglio che evochi emozioni?, Se sì, di che tipo?”, “Chi lo pronuncerà?”.

E da qui partono le linee guida per un nome efficace:

  • distintivo, perchè nessuno vuole essere confuso con qualcun altro. Se hai un nome simile a quello di un’altra azienda a caso o, peggio ancora, di un tuo concorrente, è possibile che tu venga confuso!
  • coerente, perchè chiamarsi “Voce al Vino” e parlare di rhum non ha molto senso;
  • facile da pronunciare, così da essere immediato e non mettere in imbarazzo chi ordina il vostro vino da paesi esteri;
  • non troppo lungo, sennò è facile che venga dimenticato o confuso;
  • facile da ricordare, soprattutto se inventato;
  • evocativo, così da dare emozioni positive, legate al mondo del vino, alla tradizione o all’innovazione, al biologico o alla produzione di massa, alle radici italiane o all’internazionalizzazione, ecc.
  • che si possa proteggere, quindi non generico e non già usato da altri, così da poter avere anche un proprio dominio (.com o altri) quando si crea il sito web o le pagine social.

Ecco, queste sono un po’ le linee guida generali da seguire, il resto sta alla strategia aziendale e all’immaginazione!

La vostra azienda e i vostri vini che caratteristiche hanno? Vi piace ciò che evocano?

3 thoughts on “Naming: che caratteristiche può avere?

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