Perchè biologico? Come parlarne nei social?

img_-a4qiy2Abbiamo voluto analizzare la comunicazione del vino biologico nello specifico: è uguale o diversa da quella del vino “tradizionale”? Come decidere su che piattaforma essere presenti? Cosa aspettarsi dal social scelto? Queste sono solo alcune delle domande poste al signor Musaragno, proprietario della cantina che ci ha ospitato durante la festa di San Martino, Terra Musa.

Come si fa ad essere considerati produttori di vino biologico?
Bisogna crederci, essere pronti a cambiare l’idea di vigna e produttività che si aveva prima. Vengono richieste tantissime certificazioni, giustamente, per controllare che ciò che afferma il produttore sia uguale a ciò che avviene realmente. Un ente certificatore rilascia dei certificati che approvino ciò che il produttore dichiara, ma solo dopo aver analizzato il terreno, le viti, ed i trattamenti che vengono fatti. I prodotti usati durante i trattamenti devono essere tutti derivati da prodotti biologici, altrimenti il certificato non viene rilasciato. Il “detto biologico” non vale ciò che dichiara di valere perchè non è certificato e quindi il consumatore finale non può sapere se sta davvero bevendo il “vino vero” che ha acquistato. Le certificazioni sono quindi necessarie per salvaguardare il consumatore.

Perchè e quando avete preso la decisione di convertirvi al biologico?
Sono ormai vent’anni che io personalmente ho deciso di intraprendere questa strada. Negli anni novanta la decisione che ho preso è stata una decisione difficile per tutta l’azienda perchè il biologico richiede pazienza, soprattutto nel dare tempo al terreno e alla vite di raggiungere i parametri adeguati e richiesti dagli enti certificatori.
Il motivo principale per cui ho voluto cambiare così radicalmente il modo di fare vino qui in Terra Musa è stato per la salute. Quando sono stanco o stressato, mi piace molto andare a passeggiare tra le viti e spostare la mia attenzione mentale su qualcos’altro. Anni fa, prima della conversione, tornavo sempre a casa con mal di testa o mal di stomaco. Questo mi ha fatto pensare che se io, solo respirando l’aria delle vigne, stavo male, il mio vino – che nelle vigne ci cresceva – cosa poteva contenere? Per salvaguardare alla mia salute e a quella di tutti coloro che compravano il mio vino, ho deciso di iniziare a produrre vino biologico.

Ed ora come si sente? Cosa è cambiato?
Ora quando vado tra le vigne torno a casa e sto bene, respiro aria pulita e non ho più male alla testa o allo stomaco. Vedo sempre più spesso animali che prima tra le vigne non vedevo, e questo mi rende felice perchè vuol dire che il mio modo di produrre il vino ora è più sostenibile soprattutto dal punto di vista ambientale. Inoltre anche il vino risentiva dell’uso dei pesticidi. Il vino biologico è fatto senza prodotti chimici: i cosiddetti “trattamenti sistemici” che entrano nel sistema linfatico della pianta e la riempiono di anti-istogamici. Questi trattamenti sono molto diversi da quelli che facciamo ora, che sono prettamente “da contatto” e quindi dopo una pioggia di dieci millimetri vanno rifatti perchè la copertura della foglia e degli acini sparisce. Quando l’uva viene pigiata, i trattamenti biologici non rimangono al suo interno, mentre quelli sistemici sì, modificando così il gusto e le proprietà del vino. Oltrettutto, una pratica ora diffusa tra i produttori di vino tradizionale è l’uso di anabolizzanti e ormoni, che allungano il grappolo in modo che faccia acini più numerosi e più grandi. In questo modo c’è più produzione e quindi più vendita, ma è tutto a scapito della salute perchè l’ “antibiotico” viene trasferito nel vino che beviamo.

C’è una diversa modalità di promozione tra il vino “tradizionale” ed il vino biologico/vegano come quello che voi producete?
Ogni cantina ha il suo modo di promuovere il vino che produce. Noi, ad esempio, lo promuoviamo tramite le fiere perchè il nostro prodotto ha bisogno di essere spiegato. La maggior parte delle persone non sa precisamente cosa “bio” voglia dire davvero: ci sono tante idee, giuste o sbagliate, sul significato di biologico e sui suoi metodi di produzione. Le fiere, dove hai di fronte a te il tuo interlocutore, sono ora uno dei veicoli principali per la comunicazione del nostro prodotto, mentre i social network ed il sito internet ufficiale della cantina stanno crescendo sempre di più. Ad ora, per quando riguarda la mia personale esperienza, il web non ti permette di contattare persona per persona e capire cosa interessa al singolo consumatore. Internet ti dà la possibilità di collegarti a più consumatori, ma non al singolo nella maniera in cui lo fai durante le fiere.

Voi che presenza avete su internet?
Io credo che i social network siano il futuro del commercio, ed internet più in generale. Con la mia azienda, guidati da dei consulenti marketing, abbiamo deciso di essere presenti sui social network attraverso una pagina Facebook e sul web, sia con il nostro sito ufficiale che con due e-commerce. Non è facile però, ad esempio, vendere sull’e-commerce perchè è difficile far capire il valore aggiunto del vino a chi non vede e non parla con il produttore. Il vino biologico va spiegato perchè altrimenti il consumatore tipo che compra il vino si trova ad essere abbastanza indifferente sul prodotto da acquistare.

Quindi perchè ha deciso di entrare lo stesso nel web, sebbene le difficoltà?
Perchè credo che gli strumenti nel web siano il futuro.
Prendendo l’e-commerce: la gente col tempo avrà sempre meno voglia di muoversi da casa e grazie all’acquisto online potrà avere nella cantina di casa sua il vino che desidera.
Facebook tutt’ora è un forte strumento di comunicazione, tant’è vero che grosse cantine hanno dei risultati. Serve però una persona che, giornalmente, si occupi del social network per pubblicare nuovi post, rispondere ai commenti, interagire con gli utenti. Per avere dei risultati notevoli non si può fare come noi, che inseriamo notizie una volta alla settimana, ma bisogna interagire sempre perchè, nel momento che molli, perdi quello che hai fatto. Prima di entrare in un social network bisogna quindi capire la struttura aziendale di una cantina, e quanto tempo è possibile dedicare al social stesso, anche in base alla redditività che lo strumento può dare.
Ciò che va assolutamente sottolineato è che il valore aggiunto del lavoro che si fa sui vigneti viene riconosciuto solo se lo si comunica bene. Il fatto di essere su Facebook ti permette di raggiugere sempre più persone, e sicuramente anche quelle persone che non vengono alle fiere e che quindi sarebbero irraggiungibili da noi aziende.

Prima di decidere su che social network essere presenti come e dove vi siete informati?
Noi ci appoggiamo ad un’agenzia che segue sia il nostro sito web che l’e-commerce e a cui chiediamo consigli riguardo le notizie o le informazioni che più colpiscono i consumatori, gli orari in cui è meglio pubblicare post, e più in generale informazioni statistiche. Poi però ci arrangiamo noi, avvalendoci della loro consulenza. Le grosse aziende hanno, invece, almeno una persona fissa che segue tutto in modo diverso, più professionale e presente. Il metodo di comunicazione poi dipende anche dal target di consumatori che la cantina ha, a chi vuole rivolgersi, e agli obiettivi che vuole raggiungere.
Purtroppo in Italia, ad oggi, siamo distanti dal rapporto con i social che esiste in Cina e America. L’Europa in generale tende ad essere legata ancora ad un sistema più tradizionale di comunicazione, preferendo il vis-à-vis ai social. Ciò non vuol dire che i due metodi siano uno meglio dell’altro e nemmeno che vadano in contrasto tra loro o si escludano a vicenda. Sono entrambi utili e bisogna riconoscere che la presenza sul web è sempre più necessaria, vista l’evoluzione della società di oggi.

Cosa si aspettava Terra Musa quando ha creato il suo profilo Facebook e cosa si aspetta adesso, dopo aver fatto esperienza di ciò che il social network può offrire?
Non avevamo grosse aspettative. Riconoscevamo la sua crescente importanza, ma non c’era la volontà di seguire il profilo come si segue un cliente. Siamo entrati su Facebook proprio perchè crediamo che sia sempre più necessario, e per coinvolgere il consumatore nell’attività dell’azienda anche se in maniera soft e sporadica perchè ancora non abbiamo la possibilità di creare una forte presenza nella piattaforma. Le aspettative attuali invece sono molto positive e sono convinto che senza un social network sarà difficile lavorare tra qualche anno. Quale possa essere il giusto canale poi non lo so, perchè il mondo cambia velocemente. Intanto noi abbiamo scelto Facebook, guidati dalla nostra agenzia di consulenza, ma tra qualche anno potremmo ricevere indicazioni di spostarci su una piattaforma diversa o di affiancare un altro social a quello in cui già siamo presenti.
Tutte queste decisioni derivano anche dall’impostazione dell’azienda stessa: noi vendiamo attraverso distributori e leghiamo poco con il consumatore finale, perchè il nostro vero target è il ristoratore, l’enoteca, il wine bar. Facebook ci permette di raggiungere anche chi compra il vino per uso personale, con il quale diventa sempre più difficile comunicare direttamente, soprattutto attraverso i canali tradizionali perchè va seguito in maniera diversa. Con una cantina a livello familiare come la nostra, è necessario appoggiarsi a grossi gruppi, mentre cantine più grosse hanno o creano la struttura adatta per essere presenti nella mente del cliente finale e non solo in quella del rivenditore che lo propone. E questo succede grazie al social network. Un esempio della grandezza di internet è Alibaba, in Cina. La nostra cantina, come altre in Italia, si è attivata verso la stessa meta, anche se è necessario del tempo e nuove risorse per raggiungere i risultati che il colosso cinese dà a chi è presente con i propri prodotti al suo interno.
L’importante è sia vedere che essere disponibili al cambiamento, capendo o anticipando il mercato.

3 thoughts on “Perchè biologico? Come parlarne nei social?

  1. Pingback: Approfondimento vino biologico – Siduri Tasting

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